25 Giugno 2011
A Roma per difendere la castanicoltura italiana

     Con la presenza di oltre un migliaio di castanicoltori provenienti da tutte le regioni d’Italia interessate, si è svolta ieri, 24 giugno, a Roma davanti al Ministero delle Politiche Agricole in via XX Settembre, la manifestazione della Coldiretti in favore della castanicoltura italiana e per sollecitare urgenti interventi contro l’infezione del cinipide galligeno del castagno che sta mettendo in ginocchio le aziende con gravi danni sul piano economico, sociale e ambientale. Alla manifestazione hanno preso parte un gran numero di produttori irpini, guidati dal presidente, Francesco Vigorita, e dal direttore, Marcello De Simone. L’iniziativa si è svolta in contemporanea allo svolgimento della riunione del Tavolo Castanicolo Nazionale in cui dovevano essere assunte importanti decisioni in ordine all’emergenza cinipide, sulla scorta anche delle proposte avanzate dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania discusse nella giornata di mercoledì scorso a Napoli, sotto la spinta della Coldiretti regionale. Il sit-in di Coldiretti a Roma intendeva sostenere e dare forza al Tavolo Castanicolo nell’assunzione di concrete iniziative per il comparto.
     Il castagno nei territori italiani si caratterizza con differenti ruoli: produttivo, sociale ed ambientale. Dal punto di vista produttivo, l’Italia è il primo esportatore in termini di valore seguito dalla Cina, il secondo esportatore in termini di quantità dopo la Cina ed è il terzo produttore mondiale di castagne dopo Cina e Corea del Sud. In quantità, esporta 18,9 milioni di chilogrammi di castagne ed importa 6,7 milioni di chilogrammi. In Italia sono a castagno il 7,5% delle superfici boscate, ovvero 780.000 ettari, di cui l’8,6% da frutto, condotte da 34.160 imprese. Imprese che sono alla base della filiera castanicola nazionale che garantisce occupazione e lavoro a decine di migliaia di famiglie rurali, impiegando più di 100.000 persone nelle attività produttive. Numeri, quindi, di tutto rispetto, indicativi dell’importanza del comparto anche nell’economia del Paese. I territori caratterizzati da tale coltura sono montagnosi e collinari, zone svantaggiate, dove spesso i prodotti della coltura e del bosco costituiscono una fonte di lavoro e di reddito insostituibile per molte famiglie, essenziale per la loro permanenza in tali zone, con tutto ciò che questo significa anche per la tenuta del territorio. E’ quanto si legge nel documento presentato da Coldiretti ai rappresentanti politici e tecnici del Ministero durante l’incontro. Oggi queste imprese, oltre ad essere soggette alla competizione internazionale di Cina, Corea del Sud e Turchia, con costi di produzione molto più bassi, subiscono l’attacco del cinipide direttamente nei propri territori dove lavorano ed operano. Occorre perciò porre rimedio a tale situazione di crisi nel più breve tempo possibile prima che sia troppo tardi. Alla luce di tutto ciò, le proposte di Coldiretti, fatte proprie anche dall’Assessorato all’Agricoltura della Campania, si possono così riassumere:
-          Un piano di lotta al cinipide, coordinato a livello nazionale, con uno stanziamento adeguato alla dimensione del problema, nella consapevolezza che il problema non può essere considerato solo “un affare dei castanicoltori”, ma di tutta la società. Il punto critico è sicuramente il costo del Torymus sinensis, il parassitoide nemico naturale del cinipide e, pertanto, vi è la necessità dello stanziamento di cospicue risorse per l’allevamento e il lancio di questo insetto utile;
-          Il rafforzamento delle misure fitosanitarie nazionali, per evitare l’introduzione nel nostro Paese di insetti e malattie pericolose;
-          L’aumento dei controlli sul prodotto d’importazione, troppo spesso spacciato per prodotto nazionale, e la pubblicazione dei relativi dati d’importazione. E’ da evitare che si inneschino pericolose speculazioni che tentino di sostituire il prodotto nostrano con quello estero spacciato per italiano, ed in tal senso, i controlli saranno orientati soprattutto alle aziende di trasformazione;
-          L’istituzione di un forte coordinamento nazionale da parte del Ministero che, insieme alle Organizzazioni professionali, possa mettere a sistema le varie strutture che operano, a vario titolo, nel settore castanicolo;
-          La predisposizione di interventi, a livello nazionale, adeguati per risarcire i gravi danni subiti dai produttori, non solo per le misure di lotta obbligatorie, ma anche per la perdita di prodotto e di reddito. Più precisamente: a) l’esonero totale o parziale per 12 mesi del pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali, al fine di mantenere i livelli occupazionali, b) l’attivazione del “de minimis” per le aziende in crisi portandolo da 7.500 a 15.000 euro, c) l’individuazione all’interno del PSR di fondi per attivare specifiche azioni a ristoro dei produttori colpiti, d) la proroga di 24 mesi delle rate in scadenza delle operazioni creditizie con il concorso pubblico sul pagamento degli interessi;
-          La revisione del piano assicurativo nazionale;
-          L’avvio di un’attività di ricerca che affronti il problema cinipide a 360° con il coinvolgimento dei migliori centri di ricerca nazionali ed internazionali;
-          L’avvio di una politica formativa che metta il produttore al centro di un percorso formativo per recepire tempestivamente le innovazioni di processo e di prodotto;
-          La definizione di una proficua politica di marketing che esalti la qualità della produzione nazionale;
-          La ripresa dell’azione a livello comunitario per l’inserimento del castagno tra la frutta a guscio oggetto di domanda di aiuto.
    Queste le proposte presentate da Coldiretti e maturate nei tanti incontri e confronti tenutisi con i produttori sul territorio. “La preoccupazione di Coldiretti – come afferma il presidente provinciale, Francesco Vigorita - è sempre quella che al centro di qualsiasi intervento e proposta ci sia l’azienda agricola castanicola, verso la quale devono essere indirizzati tutti gli sforzi perché è quella che sta pagando il maggiore prezzo per l’infestazione dell’imenottero”. Le azioni devono essere coordinate da un unico Ente onde evitare qualsiasi speculazione e/o confusioni e/o sovrapposizioni. Sono tanti i soggetti che stanno tentando di cavalcare l’emotività del momento per cercare semplicemente di lucrare sulle risorse che saranno stanziate, senza avere alcun titolo e alcuna rappresentanza nel settore. Occorre essere vigili e smascherare basse manovre di mero interesse speculativo.
     Il documento di Coldiretti è stato condiviso dal Tavolo tecnico e dai rappresentati del Ministero, che hanno assicurato disponibilità e impegno. Soddisfazione è stata espressa dai vertici nazionali e provinciali dell’Organizzazione. “Ma occorre fare presto, soprattutto per quanto riguarda le forme di ristoro da attivare per i produttori che non possono permanere a lungo in queste condizioni – afferma il direttore di Coldiretti Avellino, Marcello De Simone -. Il rischio dell’abbandono è grande e una volta destrutturato il settore è difficile riprendersi. Coldiretti seguirà costantemente l’evolversi della situazione per far sì che in tempi brevi si diano adeguate risposte ai produttori di castagne”.    

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IMPRESA VERDE CAMPANIA – ENTE DI FORMAZIONE

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